XXVII edizione 2011


SCHEDE FINALISTI

Cosimo Argentina "Maschio Adulto Solitario"



C'era una volta il romanzo di formazione, dove i ragazzi diventavano uomini. Oggi, invece si deformano in un eterno ritorno all'adolescenza. Così, Danilo Colombia, protagonista di questo romanzo, a diciotto anni sa già che la sua vita è un viaggio a ritroso, una discesa agli inferi, una partita a perdere: la famiglia, il lavoro, l'amore, non sono obiettivi da conquistare, ma gli archetipi di una felicità mai veramente provata (e in ogni caso tramontata per sempre). Tuttavia, Danilo non sa fuggire. Anzi, s'impantana nel grembo di una Taranto maleodorante e fatiscente ma il suo cuore s'inabissa in un esilio disperato, nel quale essere soli è, nello stesso tempo, dolore incurabile e sopravvivenza.

E oggi che leggo Maschio adulto solitario di Cosimo Argentina ho la conferma che quella sensazione di città minacciosa, disgregata e purulenta, non era arbitraria, frutto di un mio disturbo mentale, ma è la stessa che abita nella mia testa anzi nella vita del protagonista del romanzo, un giovane tarantino, intelligente e disgraziato…”nella notte umida di taranto con le luci alonate di goccioline invisibili e i manciapiedi vuoti, fatti di mattoni con in mezzo delle cicatrici di catrame…mi aspettavo che ad ogni angolo venissero fuori dei tagliagole. La città puzzava di morte fresca”; o ancora: “Davanti a me Taranto pareva una manciata di diamanti lanciati su del velluto nero. …......................... Ma questa città “in mano agli assassini” è la città del nostro protagonista, della quale, nonostante la sua resistenza, è condannato a condividere la natura e il destino. La sua resistenza è la sua intelligenza assistita da qualche buona lettura; la sua condanna è la consapevolezza che non ha altra sorte (e insieme a lui forse l’intera umanità) che vivere un destino di disgregazione.

Cosimo Argentina è davvero bravo a mettere a ferro e fuoco la realtà; la smonta e sgretola con decisione e fervore pur se qui e lì (diciamo spesso) cede a forzature melodrammatiche di cui non aveva bisogno. Il linguaggio messo in campo è una forte mascella triturante costruita di soli molari; è un linguaggio tagliente che si alimenta di apporti dialettali che, nella loro asprezza stridente e aggrovigliata (così è il dialetto tarantino), moltiplica la quantità di violenza disponibile. Che non ha bisogno di esplodere per intimorire e ottenere quel che vuole. Colpisce senza muoversi.

09/09/2008 L'Unità -Taranto, città corrotta e solitaria, di Angelo Guglielmi

Cosimo Argentina "Maschio Adulto Solitario"- Manni 2008, pp 312, € 17,00.

Scheda tecnica a cura dell’Associazione Premio Nazionale di Narrativa Bergamo


Franco Arminio , "Vento forte tra Lacedonia
e Candela "



Almeno un quarto dei paesi italiani è gravemente malato. È una malattia nuovissima. Di cosa si tratta? Di desolazione. Per secoli o forse millenni i paesi sono stati poveri ma, anche se modesta, la vita che si svolgeva un tempo era piena. Ogni persona stava nel suo paese come un pesce dentro al lago. Adesso pare che tutti stiano in un secchio rotto. Si vive con poca acqua e con la sensazione che nessuno sappia come conservare la poca che rimane. Chi visita i paesi d'estate o la domenica ne cattura un'impressione del tutto illusoria: il piacere del silenzio, del buon cibo, aria buona. Tutto questo è solo una facciata, una realtà apparente che nasconde un'inerzia acida, un tempo vissuto senza letizia. D'altra parte, "uno arriva e ferma la macchina in piazza. Guarda qualcuno vicino al bar o sulle panchine. Guarda una vecchia che va a fare la spesa, un cane disteso al sole, guarda porte chiuse, guarda la propria macchina e capisce che lo strumento per la fuga è a portata di mano. Basta una mezz'oretta di curve e si torna al mondo gremito, il mondo che si muove." Se i sani scappano lontano, nel paese restano i malati. Può essere depressione, può essere disagio, può essere la smania velleitaria fai nulla e di non poter arrivare da nessuna parte.

Franco Arminio è un poeta. Vive a Bisaccia nell'Irpinia d'Oriente, zona montuosa. Va in giro, frequenta i paesi, parla con la gente, torna a casa e scrive. Si è nominato da qualche anno esperto in "paesologia", disciplina inesistente ma assolutamente necessaria. Ha anche pubblicato alcuni libri, tra cui un resoconto sulla zona del terremoto, Viaggio nel cratere, uscito qualche anno fa. Un libro straordinario. Ma ancor più bello è questo ultimo, Vento forte tra Lacedonia e Candela, uscito nell'innovativa collana di Laterza, "Contromano". Arminio se ne esce ogni giorno e va a visitare, o più spesso a rivisitare, una serie di piccoli borghi compresi in quella sella montuosa che si trova tra Campania, Basilicata, Puglia e Molise. Da questi pellegrinaggi dell'anima scaturiscono brevi prose di grande intensità, e insieme ironiche, sarcastiche, malinconiche. Il ritratto di un'Italia assente dai teleschermi e dalle cronache dei giornali, eppure presentissima nella vita di molti. I piccoli paesi, i minuscoli paesi tra l'Appennino e il mare, dalla Liguria sino alla Calabria, s'assomigliano tutti o quasi, nonostante le differenze di lingua, costumi, modi di dire e di vivere. Sono luoghi dell'abbandono e dello smarrimento. Vivono di se stessi, della memoria e soprattutto dell'oblio. Arminio con una prosa esatta e cruda li fotografa, e nell'istantanea di parole che scatta, di solito nell'arco di due o tre pagine, include se stesso: è sempre dentro il riquadro mai fuori. Patisce in prima persona questa Italia minima e minore che è il paese da cui proveniamo e verso cui, nonostante le grandi città, le metropoli diffuse, andiamo noi tutti. Anzi, questa Italia è l'esatto rovescio dei non-luoghi che abitiamo ogni giorni di più: luoghi vuoti, dimenticati, assurdi. Un libro splendido che dice tutto e di più sulla nostra umanità residuale.

Marco Belpoliti, L'Espresso 12 dicembre 2008

Franco Arminio , "Vento forte tra Lacedonia e Candela "
Laterza 2008, pp. 202, € 10,00

Scheda tecnica a cura dell’Associazione Premio Nazionale di Narrativa Bergamo


Mauro Covacich , "Prima di sparire "



Cosa accade a una persona prima di sparire per sempre dalla vita di un' altra? L' ultimo libro di Mauro Covacich racconta la fatica di dire «mai più», di strapparsi da un' esistenza in cui ci si credeva radicati per sempre: un' esperienza straziante eppure assurdamente normale per chi oggi abbia tra i trenta e i cinquant' anni, per di più avendo alle spalle famiglie che di solito hanno saputo tenere e che contribuiscono a far sentire la fine del matrimonio come un fallimento personale. Il protagonista di Prima di sparire è uno scrittore mediamente affermato, sposato a Anna, restauratrice, insieme alla quale abita in una piccola città del Nord-est. Nella sua vita irrompe improvvisamente Susanna, giornalista romana, da cui Mauro cerca di prendere le distanze quanto più inesorabilmente si sente soggiogato dalla passione, in una deriva che non riesce ad arrestare. Tra colpa e innocenza, nostalgia e voglia di fuga, il libro inscena il dramma dell' abbandono della moglie, della riconciliazione e di un nuovo abbandono, alternando il racconto con la vicenda speculare di un' altra coppia in crisi, quella di Rensich, un maratoneta convertito alle performance artistiche, e di sua moglie Maura, che coltiva una relazione adulterina con Sandro, regista televisivo milanese. ….............................................Rinuncia alle tradizionali mediazioni romanzesche a favore di un doloroso diarismo, si mette in gioco in prima persona, parlando di sé e dei suoi amici e chiamandoli per nome. Compie insomma una scelta di sincerità totale, fino al limite dell' imbarazzo, perché è un gesto etico quello che gli importa, di là dalla reticenza, dalla disinvoltura, dal cinismo, insomma dalla «modernità» che la società sembra auspicare di fronte all' esperienza della separazione della coppia............. …................possiamo perfino ipotizzare che con Prima di sparire Covacich abbia completato una trilogia, ruotante intorno al tema della vita dell' artista nella realtà contemporanea. Ma perché Covacich recupera i protagonisti dei romanzi precedenti all' interno di questa nuova struttura narrativa, che si fatica ad assegnare alla classe dei romanzi? Ovvero perché non gli è bastato creare un terzo personaggio, che non necessariamente doveva coincidere in modo tanto fedele con il suo io biografico?......... Una risposta forse va ricercata nell' universo dell' arte contemporanea, cui il narratore fa spesso riferimento. I nomi che ricorrono sono quelli di Marina Abramovic, di Sophie Calle, di Joseph Beuys. Tutti e tre hanno cercato di prendere un frammento di vita vera e trasformarlo in un' opera d' arte. A ben riflettere è la stessa operazione che anche Covacich compie: isola un pezzo di esperienza pressantemente sua e ne fa un «romanzo». Ma ciò che conta è che così facendo la verità della vita rompe l' orizzonte della letteratura............. ….....Alla fine nulla torna, tutto resta penosamente asimmetrico e incompiuto, nella sua come nelle nostre vite, che non saranno redente da alcun finale.

Brevini Franco (23 aprile 2008) - Corriere della Sera

Mauro Covacich , "Prima di sparire "- Einaudi, pp. 277, € 16,00

Scheda tecnica a cura dell’Associazione Premio Nazionale di Narrativa Bergamo


Carlo D'Amicis , "La guerra dei cafoni "



Estate 1975. In un villaggio della costa salentina si rinnova la guerra che oppone i ragazzini benestanti ai figli dei pescatori, dei pastori, dei contadini: i cosiddetti cafoni. A dichiarare e alimentare questo conflitto è il quattordicenne capo dei signori, che fa Angelo di nome, ma che nel soprannome porta il segno del campione e della perfidia: Francisco Marinho (rapinoso calciatore brasiliano dell'epoca), altrimenti detto il Maligno. Ossessionato dall'odio per i cafoni, Francisco Marinho combatte in nome dell'ordine sociale, della divisione di classe, della continuità storica. Ma quando, per un tragicomico equivoco, nella sua visione del mondo subentra una punta di compassione - o forse di affetto, o forse di amore - verso una giovane cafona, la separazione tra il bene e il male comincia a offuscarsi. Intorno a lui, i sintomi di una stagione nuova: dove il prestigio o la disgrazia dell'essere cede il passo all'arroganza dell'avere. La guerra dei cafoni non sarà più scontro tra i ranghi che ribadiscono la propria natura, ma lotta di conquista, arrampicamento, disordine collettivo e interiore. Metafora, attraverso un microcosmo di ragazzini indemoniati, del cambiamento collettivo che in quegli anni trasfigurò il nostro paese, il nuovo libro di Carlo D'Amicis è poema cavalleresco e satira sociale, romanzo di formazione e divertissement pulp, tragedia dell'antica borghesia e commedia dell'Italia moderna.

“Il romanzo di un tramonto, un’opera che dà una fotografia di come sia oggi cambiato lo scenario della società”.
Mario Desiati - La Repubblica

“Una metafora sull’Italia degli anni Settanta in cui la satira sociale prende il sopravvento sull’epica giovanilistica”.
Monia Cappuccini - Liberazione

“Un micromondo fatto di parole strampalate ma allo stesso tempo evocative e di dialoghi capaci di descrivere in poche righe qualsiasi sentimento”.
Tiziano Lo Porto - Diario

“D’Amicis è uno scrittore capace di gettare uno sguardo obliquo su ciò che accade e sui personaggi, illuminando così di comici bagliori la realtà”.
Corrado Augias - Il Venerdì

D’Amicis è bravo a non esitare, a mirare in alto, a scegliersi grandi obiettivi. E a parlarcene con un sense of humour alternativo a tutto, amaro, corrosivo”.
Piersandro Pallavicini - La Stampa

Carlo D'Amicis , "La guerra dei cafoni " - Minimum Fax 2008, pp.224, € 13,00

Scheda tecnica a cura dell’Associazione Premio Nazionale di Narrativa Bergamo



Roberto Tiraboschi , "Sonno"



“Nella sua grande villa confinante con un manicomio ormai dimesso il professor Gregorio Moranti, combatte una battaglia senza esclusione di colpi contro l’insonnia. La Bestia Feroce che trasforma ogni notte in un disperato incubo ha preso possesso della sua vita il giorno in cui Eleonora, la giovane donna così tanto amata, è misteriosamente annegata in pochi centimetri d’acqua. Disgrazia, fatalità, incidente, dicono tutti, ma non Cosma, l’obeso e crudele fratello della donna, a lei legato da un rapporto quasi incestuoso. Cosma è convinto che non di disgrazia si sia trattato, ma di delitto(…) e un po’ alla volta i dubbi di Cosma diventano anche quelli di Gregorio. E’ la notte la chiave di tutto. La notte e quel sonno che non vuol saperne di venire. Spinto da un amico, Gregorio si affida alla clinica del sonno del professor Celionati, bizzarro e inquietante medico dai metodi alquanto sospetti. Verrà quindi per Gregorio il tempo delle cure e dell’incontro con altri pazienti per i quali, come per lui, il sonno è tutto fuorché pace e ristoro. Ma verrà soprattutto il tempo del ritorno e della dolorosa ricostruzione del proprio passato e alla fine il tempo della rivelazione. Come il precedente romanzo “Sguardo 11” anche questa nuova incursione letteraria di Roberto Tiraboschi, uno dei più raffinati sceneggiatori del nostro cinema, frutta un racconto denso di atmosfere, ossessioni, malvagità che affondano radici in un “prima” gravido di sofferenza e nella sua rimozione. La vecchia Gina, che fu internata giovane e trattata da matta; il taciturno pescatore Albino; l’obeso Cosma, incapace di sopravvivere allo choc della perdita; l’amico Guido che va a censire l’ossario dei martiri delle guerre balcaniche; la misteriosa Maddalena, sorta di Angelo narcolettico che richiama alla vita il protagonista quando la battaglia volge al termine… tutti si portano dentro una ferita, una lacerazione dell’animo. E cercano disperatamente – e inutilmente – di rimuoverla. Inutilmente: perché con ciò che siamo e con ciò che ci portiamo dentro, prima o poi tutti ci troviamo a fare i conti. Anche con l’aiuto della fede e persino con pratiche scientificamente sub judice, come il “sogno lucido” che permetterà anche a Gregorio Moranti di fare luce sul proprio passato. Ciò che rende decisamente interessante questo romanzo è che “Sonno” è un racconto di spazi. La vera cifra della scrittura di Tiraboschi sta nella grande abilità che l’autore dimostra nel padroneggiare i luoghi fisici in cui i suoi personaggi agiscono,(…) luoghi fisici che si legano, per mezzo di misteriose corrispondenze, tanto al paesaggio naturale ( un nord cupo e piovoso) che al dramma interiore dei personaggi, avvolti tutti, siano essi vittime innocenti che incolpevoli strumenti del male, dallo sguardo ricco di pietà di un narratore, allo stesso tempo, lucido e compassionevole.”

Giancarlo De Cataldo, L’Unità, 24-10-2008

Roberto Tiraboschi , "Sonno" - Edizioni e/o 2008 , pp. 336, € 18,00.

Scheda tecnica a cura dell’Associazione Premio Nazionale di Narrativa Bergamo