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HA VINTO ANTONIO PASCALE “S’è fatta
ora” di Antonio Pascale, pubblicato da Minimum Fax, ha
vinto la XXIII edizione del Premio Nazionale di Narrativa Bergamo.
Nelle preferenze della Giuria popolare il libro dello scrittore
napoletano, che ha ottenuto un totale di 31 voti, ha preceduto
con ampio margine “Ultimo piano senza ascensore” di
Toni Fachini (Effigie), accreditato di 24 voti. Al terzo
posto a pari merito, “Noi la farem vendetta” di
Paolo Nori (Feltrinelli) e “Il Dio dei corpi” di
Marosia Castaldi (Sironi), che hanno totalizzato 20 preferenze
a testa. Più staccato, “Troppi paradisi” di
Walter Siti (Einaudi) con 13 voti. Non si tratta comunque di
una vera e propria graduatoria, in quanto il regolamento del
Premio prevede che tutti i finalisti siano considerati “vincitori
a pari merito fino all’assegnazione finale”. Bergamo, 26 aprile 2007
SITO WEB UFFICIALE: UFFICIO STAMPA: Via Libertà 1/C,
24050 “S’è fatta ora”
Brevi note biografiche: Antonio Pascale, nato a Napoli nel 1966 ma cresciuto a Caserta, ha pubblicato La città distratta (l’ancora del mediterraneo 1999, Einaudi 2001), un affresco della vita nella città di Caserta, con cui ha vinto l'edizione 2000 del premio Sandro Onofri; La manutenzione degli affetti (Einaudi 2003), con cui ha vinto molti premi letterari e Passa la bellezza (Einaudi 2005). Ha curato l'edizione 2005 dell'antologia Best Off, un'antologia dei migliori testi pubblicati su riviste letterarie italiane (minimum fax 2005). Il racconto "Io sarò stato" fa parte dell'antologia La qualità dell'aria (minimum fax 2004). La “scheda di lettura” a cura dell’Associazione Premio Nazionale di Narrativa Bergamo: S’è fatta ora è il libro più sincero di Antonio Pascale, non perché vi racconta i fatti veritieri della sua vita – lui ha un alter-ego, Vincenzo, uomo dello schermo – ma perché qui affiora la sua vena più profonda che è la malinconia mescolata allo scoramento, la testardaggine incartata nell’intelligenza, la sensibilità deviata dell’egotismo. Nessun libro di autore meridionale racconta con così grande evidenza lo stato d’animo degli abitanti di quelle lande, la loro propensione, sin dall’infanzia, alla sofferenza. Meglio: al masochismo. Come insegna il padre poliziotto a Vincenzo, la matrice primaria della vita è il dolore, ma il dolore non lo si fissa per rispetto. E anche qui, in questo romanzo in cinque episodi, il dolore non è mai guardato in faccia, come Medusa, lo si scorge di lato, di sguincio, sebbene costituisca il suo nocciolo duro. Vincenzo racconta in prima persona il passaggio dall’adolescenza all’età adulta: amori, lavoro, politica, professione, famiglia. La famiglia soprattutto, vero centro irraggiante del dolore, ma anche punto focale dell’esistenza, una famiglia mai veramente odiata o respinta, piuttosto subita e subito riprodotta da Vincenzo, ribelle a metà, aspirante padre, come si capisce sin dalla prima pagina del racconto, uno che non rompe mai col proprio passato ma lo sottopone nel corso del racconto a continua revisione: un vero revisionista dell’Io. Malinconia e inquietudine, sarcasmo e comicità, cinismo e pietà: Pascale è davvero un narratore egotico a bassissimo voltaggio, scrive in modo entropico, dissipandosi, ma la tempo stesso risparmiandosi, così che accumula, pagina dopo pagina, tanto da ricostruire il proprio Io attraverso lo schermo del suo alter-ego. Il risvolto editoriale lo definisce “uno dei più acclamati scrittori della sua generazione”. Acclamato? Ma se il sottotono è la sua vera misura. Con Vincenzo verrebbe da dire: Tu sì scem’. Poveri editori costretti sempre ad esagerare per farsi sentire: Vincè, che cazzo gridi! Antonio Pascale, S’è fatta ora, Minimum fax, pp. 126, € 9,50
Il
pubblico del 26 aprile prima di essere trasferito nella sala
Achille Funi per mancanza di spazio Il
pubblico del 26 aprile prima di essere trasferito nella sala
Achille Funi per mancanza di spazio Il
pubblico nella sala Achille Funi Spoglio
delle schede Buffet
dopo la nomina del vincitore Buffet
dopo la nomina del vincitore
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