Giuseppe Pontiggia

Con in conferimento, questo pomeriggio, del premio "Il Calepino" 2004 alla memoria di Giuseppe Pontiggia, "un'idea lunga vent'anni" - la tre giorni di appuntamenti che ha celebrato il ventennale del Premio Nazionale di Narrativa Bergamo - si congeda dal suo pubblico.

Sono stati tre giorni intensi, che si sono aperti nel segno di Pontiggia - con il convegno scientifico svoltosi all'Università di Bergamo per iniziativa del professor Marco Belpoliti - e si chiudono con il pomeriggio, a cura di Mimma Forlani, dedicato al suo ricordo.
Attraverso i penetranti "ritratti", condotti da diversi punti di vista e vari ambiti disciplinari, ascoltati in occasione del convegno, abbiamo imparato a conoscere un Pontiggia più ricco e più interessante di quanto la maggior parte di noi avesse mai sospettato. Un autore le cui pagine apparentemente semplici sono il frutto di un retroterra filosofico e di interminabili e voraci esercizi di lettura; uno scrittore per il quale etica ed estetica erano in costante tensione; e per il quale il nitore della forma, unito alla chiarezza della pagina scritta, rappresentavano non un punto di partenza ma semmai un approdo, dal quale partire di nuovo verso nuove esperienze e nuove avventure.
Il ritratto di Giuseppe Pontiggia che ci verrà consegnato dalle testimonianze che si succederanno questo pomeriggio sarà quanto mai vivo e attuale: sarà tra l'altro, quello di un lettore voracissimo, di un grande scopritore di talenti, di un maestro di scrittura, di un personaggio di grande - ma non facile e non scontata - umanità.

E' questo il personaggio che il Premio Bergamo, arrivato al traguardo del ventennale, si onora di aver avuto fin dalla sua nascita come membro del suo Comitato scientifico, nonché ospite di riguardo delle cerimonie di premiazione di ben diciotto edizioni.

Ed è stato nel segno della sua eredità che il premio ha celebrato i suoi vent'anni. Lo ha fatto in modo espresso e a suo modo solenne, pur nella serenità distesa di un incontro tra amici, con la serata di ieri sera, venerdì, nella bellissima Sala Piatti di Bergamo Alta messa a disposizione dalla MIA.
Ermanno Cavazzoni, Antonio Franchini, Ugo Cornia, Diego De Silva, Santo Piazzese, Romolo Bugaro, per una volta tutti insieme sul palco, si sono confrontati e raccontati sulle loro esperienze, sul loro modo di scrivere, sulla loro idea di letteratura, stimolati dalle domande di Lucio Klobas, ideatore del premio, e sotto lo sguardo dell'ospite d'onore Alfredo Giuliani, che in apertura di serata ha letto alcune sue recenti poesie. Ne è uscita la convinzione che il Premio Bergamo sia stato non solo "un'idea riuscita"; "un premio letterario serio" in un panorama nazionale decisamente vario a questo proposito, ma anche qualcosa di bello che merita di vivere e continuare.

In questi tre giorni c'è stato spazio anche per alcuni incontri tematici: quello, molto vivace, di venerdì pomeriggio su "cinema e scrittura", coordinato da Adriano Piccardi, e quello denso e stimolante di questa mattina sul possibile rapporto fra narrazione e teologia, che ha visto la partecipazione di Eraldo Affinati,. Laura Bosio, Giulio Mozzi e Rosa Matteucci e s'è risolto in quattro diverse risposte alla domanda sulla possibilità di "raccontare" l'esperienza religiosa.
Unico, vero rimpianto - in un bilancio provvisorio che già si presenta positivo - la defezione per impegni improvvisi di Gianni Amelio, invitato attesissimo per raccontare il percorso che l'ha portato dal libro di Pontiggia al suo film.

Il Premio Nazionale di Narrativa Bergamo e il suo Presidente Carlo Simoncini ringraziano le Autorità locali, l'Università degli Studi di Bergamo, Facoltà di Lettere e Filosofia, il Lab 80, gli autori e i critici che hanno accettato con grande disponibilità di intervenire, il pubblico che ha partecipato ai diversi appuntamenti, gli organi di informazione che ne hanno dato riscontro: e, naturalmente, gli sponsor storici del premio: la Banca Popolare di Bergamo - BPU, il Credito Bergamasco e in particolare, per questa occasione, la Fondazione della Comunità Bergamasca Onlus.
Nel dare appuntamento alla XXI edizione del premio, porgo a nome dell'Associazione organizzatrice i più cordiali saluti

Giuseppe Pontiggia e il Premio Bergamo
IL RICORDO DI LUCIO KLOBAS

Giuseppe Pontiggia aveva legato il suo nome al Premio Nazionale di Narrativa Bergamo fin dalla sua prima edizione del 1985. A chiamarlo a partecipare all’avventura – insieme con lo scrittore Giorgio Manganelli (1922-1990) e il critico Alfredo Giuliani – era stato Lucio Klobas, romanziere e critico già suo amico da tempo. Proprio Klobas, insieme con il libraio Sandro Seghezzi, aveva lanciato l’idea iniziale di un premio di narrativa legato alla città, ma lontano da localismi e regionalismi. Nel Comitato scientifico del premio, Pontiggia era rimasto per tutte le diciannove edizioni finora svolte, “fiore all’occhiello” della manifestazione con il suo nome di grande richiamo.
Ricorda oggi Klobas: “Quando s’è trattato di formare la “giuria tecnica” del neonato premio di narrativa, ho subito chiamato gli amici che avevo nel mondo editoriale; primo fra tutti Giuseppe Pontiggia, poi Giorgio Manganelli e Alfredo Giuliani. Con loro abbiamo dato vita alla prima “formazione” del Premio Bergamo. Forse pochi ricordano a questo proposito il nome di Manganelli, che era notoriamente personaggio eccentrico, pieno di stravaganze, che non partecipava a premi letterari: eppure, anche se per due anni soltanto, ha fatto parte della “compagnia” ed è stato anche colui che ha messo a punto il regolamento del Premio Bergamo. Gli è poi subentrato il critico Angelo Guglielmi e in questa formazione il Comitato scientifico ha lavorato fino all’ultima edizione.
Devo dire però che, fin dall’inizio, la persona più vicina al premio è stata proprio Pontiggia. Più “vicina” non solo per motivi geografici (Pontiggia era comasco di nascita e milanese d’adozione, gli altri vivono e lavorano a Roma), ma soprattutto con pareri e con incoraggiamenti. Intanto io e Pontiggia ci conoscevamo da anni, anche prima di iniziare l’avventura del premio. Lui passava già frequentemente a Bergamo, in concomitanza con la Fiera del Libro e in altre circostanze, e io l’avevo già invitato in città più volte, per leggere e commentare testi in occasione delle manifestazioni letterarie che curavo per conto del Comune.
Pontiggia ha sempre avuto con Bergamo un rapporto direi “privilegiato”: qui aveva fatto il servizio militare e addirittura aveva ambientato in Città Alta una parte del suo romanzo “Il raggio d’ombra” (1983). Veniva poi spesso a trovarmi, si fermava a dormire a casa mia, siamo persino andati in vacanza insieme e avevamo un rapporto di grande amicizia e confidenza. Lo avevamo almeno fin dall’83, quando Pontiggia aveva scritto la prefazione a un mio libro, e ricordo che era stato lui a volerla scrivere, non io a chiedergliela.
A documentare il suo contributo “tecnico” al Premio Bergamo restano le sue “segnalazioni” di libri e di autori da inserire nella cinquina dei finalisti. Tra queste ci sono quelle di alcuni dei recenti vincitori del premio: da ultimo Diego De Silva, vincitore l’anno scorso, Antonio Franchini vincitore del 1997, lo scomparso Emilio Tadini (1927-2002) che s’era affermato nel ‘94. Gli altri componenti del Comitato scientifico, Giuliani e Guglielmi, potevano essere magari ancora più raffinati dal punto di vista della formazione critica: rispetto a loro, però, Pontiggia aveva il vantaggio di essere un gran conoscitore del mondo editoriale, perché era anche consulente della Mondadori (lo era stato a suo tempo anche di Adelphi) e – come Giuliani del resto – uno scopritore di talenti.
C’è anche da dire che, anche nel segnalare i testi finalisti, Pontiggia seguiva in modo coerente una sua idea di letteratura. Rispetto a Giuliani e a Guglielmi egli era, per così dire, più orientato sul versante “tradizionale”: mentre gli altri “osavano” spesso di più, segnalando anche testi stilisticamente più ricercati e “di rottura”. Nel giudicare i testi altrui Pontiggia privilegiava invece una scrittura piana, pulita, nitida, che in generale seguiva gli stessi criteri che lui adottava per la sua letteratura.
La scomparsa di Giuseppe Pontiggia lascia un grande vuoto. Anche per il Premio Bergamo è una grande perdita e so che non sarà facile sostituire un uomo di questo calibro. A differenza degli altri membri del Comitato scientifico – preziosissimi nella loro attività di consulenza, ma meno coinvolti nelle vicende del premio (vuoi perché vivono a Roma, vuoi per i loro impegni fuori dell’Italia, vuoi perché per un lungo periodo Guglielmi è stato anche direttore di Rai Tre…) – Pontiggia ha sempre accettato anche di partecipare alla cerimonia finale di premiazione, che si svolge ogni anno verso la fine di aprile. Specialmente dopo la pubblicazione nel 2000 di “Nati due volte”, che ha avuto un successo mondiale, la presenza di Pontiggia a Bergamo s’era fatta sempre più attesa, agognata e importante. Era diventato un po’ il nume tutelare della manifestazione, il grande romanziere con i suoi successi di critica e di pubblico; anche per questo la sua assenza – la prima in tanti anni – alla cerimonia finale dell’ultima edizione è stata sicuramente notata”.


a.p.p.

 

 

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